martedì 15 ottobre 2013

Ufficio complicazioni affari semplici

"Gentile genitore,
da quest'anno scolastico cambia la modalità per pagare le tariffe dei nidi d'infanzia e della ristorazine scolastica nella scuola dell'infanzia e dell'obbligo. Non ci saranno più i bollettini di pagamento cartacei, ma un sistema di pagamento chiamato 'Borsellino elettronico'"
Ecco, io non so voi, ma quando io ricevo lettere che annunciano fighissime innovazioni comincio a sudare freddo.
E ne ho ben donde.
Premetto, io non ho mai usato i bollettini per pagare la mensa - cara ai limiti dell'esoso - dei figlioli, avevamo l'addebito automatico in conto corrente. Ogni mese ci venivano prelevati i soldi necessari e noi non dovevamo pensare a scadenze o file in posta.
Direte che adesso è ancora più facile.
Col cazzo.
Bisogna registrarsi su un sito, attivare 'sto cacchio di borsellino e versarci, con carta di credito o bonifico bancario un credito a piacere.
Chi non ha il pc in casa può recarsi presso i punti informatici delle circoscrizioni, aspettare con calma il proprio turno e adempiere ai propri doveri telematici.
Che teoricamente uno versa l'importo per tutto l'anno ed è a posto.
Aricolcazzo.
Io e mio marito, secondo il comune di Torino, siamo straricchi. Abbiamo due redditi di lavoro dipendente e una casa di proprietà, ancorché gravata di sostanzioso mutuo per altri nove anni, quindi non vale nemmeno la pena di fare il modello ISEE, siamo nella fascia di reddito più alta, il che si traduce in € 150 mensili per la mensa di Emmepiccola. 150 x 9 = 1350. Una miseria, per Luca Cordero di Montezemolo. Un salasso, per noi comuni mortali.
Quindi ogni mese dovremmo ricordarci di accedere al sito, al borsellino e ricaricare dell'importo necessario, alla modica cifra di € 4.50 per operazione.
LADRI MARIUOLI!
E se uno non lo fa? Minacciosa la società di servizi che si occupa del tutto avverte che invierà a casa il bollettino gravato di € 2.23 a titolo di spese di spedizione a carico del destinatario.
Possino crepare, io il borsellino elettronico non lo attivo.
E se ne vadano a stendere.

p.s.: per somma presa di giro la società avverte che da quest'anno alcune scuole sperimenteranno il "pagamento a consumo". Nel senso che poiché fino ad adesso anche se il ragazzino si ammala e sta a casa una settimana la mensa la si paga comunque per tutto il mese, sperimenteranno se conviene farla pagare solo per i giorni di effettiva presenza. Figo. Peccato che la sperimentazione parta dalle scuole medie, delle quali forse tre o quattro su tutto il territorio fanno il tempo prolungato, il resto tutti a casa per pranzo.
Li possino.

domenica 13 ottobre 2013

Pistina

Per i non piemontesi e i non importati sappiate che il pistino è sinonimo di pedante, pignolo.
Ecco, io per certe cose lo sono non poco.
Per esempio sull'abbigliamento.
Premetto che io non seguo tanto la moda, un po' per il budget sempre limitato, un po' perché sono femmina atipica poco propensa allo shopping. Odio andare per vetrine, odio le riviste di moda e odio i fashion blog. Se qualcosa mi piace e mi sta bene la prendo, indipendentemente dai dettami dei guru del fashion.
Ma su certe cose non transigo.
Per esempio non sopporto per niente coloro che in vacanza si prensentano a cena al ristorante dell'hotel/resort/villaggio in calzoncini da bagno e infradito. Insomma, non si pretendono il completo o l'abito da gala ma una tenuta decorosa sarebbe indicata.
Non tollero nemmeno le fanciulle che arrivano in spiaggia con il tacco dodici e il lamè, magari truccate come per un red carpet. Mi danno l'impressione di non essersi riprese dalla sbornia della sera prima.
Fossi una dirigente emetterei un ordine di servizio che vieta il bermuda in ufficio, sia per le donne che per gli uomini. E in ufficio non concepisco nemmeno le pettinature cotonale, le scollature abissali o gli short.
Ma il mio peggio lo do in occasione delle cerimonie. Comincio ad arricciare il naso sul sagrato della chiesa e tormento mio marito per tutto il viaggio di rientro a casa con critiche al vetriolo sugli altri invitati.
Che volete, sono una donnina all'antica e per me certe regole si rispettano, è anche una questione di buona educazione.
Ieri, al matrimonio della mia meravigliosa cuginetta acquisita - splendida, una visione in un abito champagne semplice e raffinato - ho avuto modo di stilare la mia personalissima lista di mai più con, che non servirà a nessuno di voi ma rimarrà qui a perenne memento delle mie idiosincrasie.
Potete opinare o aggiungere, a piacer vostro.
Uomini
- Mai più con completi in tweed, velluto a coste o fustagno. Siete a una cerimonia, non ad un pranzo in campagna;
- Con il maglioncino senza giacca se avete più di quindici anni;
- Con i jeans modello talebano e l'elastico della mutanda che ne sporge, anche se siete baldi ragazzotti universitari;
- Con i cargo con le tasche sui fianchi, mica state andando ad esplorare la savana;
- Con le camicie di flanella a quadri sotto il completo blu, anche se fa freschetto siete uomini e dovete resistere;
- Con il completo bianco e la camicia fucsia, fa tanto sosia di Elvis nei momenti peggiori;
- Con la camicia a mezze maniche sotto il completo scuro.
Donne
- Mai più con vestiti bianchi, panna, avorio o champagne. Cacchio, sono colori riservati alla sposa ed è inutile che sosteniate che comunque voi indossate un tailleur o un tubino, non si fa e basta. Al mio matrimonio un'invitata è arrivata con un abito bianco lungo fino alle caviglie, l'avrei uccisa;
- Con tailleur in tweed, velluto a coste, fustagno. Vale quanto scritto per la categoria uomini con l'aggravante che ricordate tanto la Regina Elisabetta in tenuta da residenza in Cornovaglia;
- Con minigonne inguinali anche se avete le gambe di un metro e dieci, non ci fate una bella figura nemmeno in caso di matrimonio civile;
- Con gli stivali. Rendono immediatamente inelegante qualsiasi vestito anche se hanno il tacco altissimo. Anzi, in questo caso danno subito quell'aria da domatrice di leoni che proprio non si confà a una cerimonia;
- Con i collant di pizzo di cotone se si hanno più di otto anni;
- Con i jeans e le ballerine se si è superato il sesto anno di vita;
- Con la giacca corta di piumino sul vestito bello;
- Con i vestiti di carta stagnola a un matrimonio mattutino. Teoricamente il lucido, il lamè, il lurex dovrebbero essere riservati alle cerimonio serali;
- Con i sabots bassi. Serve che aggiunga altro?
E questo, logicamente, è un piccolo prontuario per matrimoni normali, tra persone normali e con parenti normali, non per quegli avvenimenti di portata epocale orchestrati da isterici wedding planner modello Miccio. Secondo me è il minimo sindacale per non entrare nella leggenda come i più ridicoli del reame.
Tipo la splendida fanciulla che ieri aveva un vestito dall'orlo a punte in jersey bianco a fiori, un giustacuore fucsia, calze di pizzo di cotone viola e sandali bianchi con il mezzo tacco.
Signore, pietà!

giovedì 3 ottobre 2013

That's my home

Io mi auguro che i miei figli abbiano una casa.
In senso lato, non solo un tetto sulla testa.
Ma vivano sotto un cielo amico, abbiano un lavoro che gli permetta di vivere con dignità, le cure mediche se ne avessero bisogno.
Mi auguro che possano uscire per strada senza paura, che guardino in alto per vedere se volano le rondini, non se sui tetti dei palazzi ci sono i cecchini.
Che possano leggere quello che vogliono, parlare di quello che credono, amare chi fa loro battere il cuore senza temere per la loro vita se è della razza, del popolo, dell'etnia sbagliata.
Che possano avere figli senza timori per il loro futuro se non quelli ragionevoli per ogni genitore.
E se oggi mi accorgessi che il cielo sotto cui vivamo diventasse nemico, se temessi per loro la fame, la miseria, la perdita della dignità fuggirei ovunque.
A piedi, in bicicletta, con l'autostop, tenendoli per mano o sulle spalle se fossero stanchi ma fuggirei in cerca di una casa per loro.
In barca, come tanti, come fanno tanti.
Come le vittime di Lampedusa, le ennesime, un addendo spropositato a una somma che aveva già troppe cifre.
E' il momento di piangerle.
E' il momento di maledire che li uccide materialmente abbandonandoli al loro destino a un passo dal cielo che dovrebbe essere loro amico, di maledire chi banchetta sui loro resti strumentalizzandoli politicamente.
Chi, sotto sotto, pensa che dopotutto gli sta bene, dovevano solo stare a casa loro.
Come se il mondo non fosse la casa di tutti.

lunedì 23 settembre 2013

Di pancia e di cuore

Io ho un'amica.
L'ho conosciuta grazie al mio primo blog, abitiamo vicine e abbiamo bambini della stessa età.
Siamo diventate amiche di pancia e di cuore, unite dalla comune passione per Ligabue e da tutte le diversità che ci legano:
io pennellona bionda che si veste di tutti i colori, lei piccola e bruna sempre vestita di scuro;
io impulsiva e caciarona, lei riflessiva e pacata;
io ottimista inguaribile con sprazzi di depressione, lei pessimista cosmica leopardiana con sprazzi di follia.
La mia amica ha un bimbo più grande di Emmepiccola di qualche mese, lei lo chiama il Cucciolo Bizzarro.
Anche lui e mio figlio sono diventati amici.
Hanno imparato a saltare sui tappeti elastici, ad andare in monopattino e sulla bici senza rotelle sempre insieme.
Quando andiamo in vacanza il primo souvenir che compra Emmepiccola è per il suo amico.
Se il Cucciolo Bizzarro è triste anche Emmepiccola lo diventa, se è allegro l'allegria raddoppia, se è nervoso pure mio figlio lo diventa.
Condividono giochi, carte di Yu-gi-oh e si parlano al telefono in un linguaggio che capiscono soltanto loro, ma tra loro si capiscono.
Sono amici di pancia e di cuore, come le madri.
E io, con questa madre, oggi piango.
Con lei ma non per lei.
Piango per quei bambini figli di genitori scellerati che gli hanno fatto cambiare scuola perché in classe con loro c'era un bambino autistico, e non sapranno mai quante cose avrebbero potuto condividere con lui, imparare da lui.
Come fa Emmepiccola con il suo amico Cucciolo Bizzarro.

mercoledì 18 settembre 2013

La tortina di nonnina Paperina

Se fossi stata Eva la sorte del mondo sarebbe stata decisamente diversa. Odio le mele. Le trovo un frutto stupido, non mi faccio tentare né dal profumo di rosa delle Annurka né dall'acida croccantezza delle Granny Smith. Aborro la stucchevole dolcezza delle Golden e la farinosa consistenza delle Royal Gala. Le uniche che tollero, in caso di fame nera, sono quelle selvatiche, piccole piccole, che finiscono in tre morsi. In compenso le amo trasformate in altre cose che non siano palle ricoperte di buccia: in succo, tassativamente non zuccherato, in mousse, in torta. Ma non la torta classica, quella con le fettine disposte ordinatamente a raggera che spesso viene portata da chi invito a pranzo, ho portato una torta di mele, tanto piace a tutti. Ecco, non a me.
Adoro l'Apple Pie, è una delle poche cose buone che abbiano inventato gli americani insieme al burro di arachidi e al gelato Haagen Dazs.
Già da quando ero bambina e leggevo Topolino fantasticavo sui fumetti di Nonna Papera, che metteva quel dorato capolavoro esalante fumi i cui odori potevo solo immaginare a raffreddare sul davanzale, al riparo dagli assalti del goloso Ciccio, quando l'ho assaggiata ho scoperto il paradiso. Il gusto delle mele, mescolato a quello delle spezie, rallegra le papille e predispone alla pace nel mondo. Non capisco perché gli americani, che la mangiano praticamente ogni giorno, siano così guerrafondai.
Ho provato tante volte e con tante ricette a riprodurla, il risultato è sempre stato penoso. fin quando non ho brevettato la versione mini, ottima da cacciare nello zaino dei figlioli come merendina per la scuola.
Occorre un po' di pazienza, ma vale la pena di provare.
Per i puristi della frolla: saltate la prima parte che non fa per voi e continuate a fare la frolla con tutti i crismi, quella che segue è la ricetta per le mamme indaffarate che hanno poco tempo a disposizione.
Servono 250 g. di farina, 125 g. di zucchero, 125 g. di burro morbidissimo, un uovo intero e un rosso e un paio di cucchiaini di lievito vanigliato. Il bravo pasticcere impasterebbe tutto velocemente in punta di dita, io sbatto tutto nella planetaria e quando è diventata una massa informe con parecchie briciole ancora vaganti do un'ultima amalgamata a mano. Poi si avvolge nella pellicola e si mette in frigo, in basso, per almeno mezz'ora.
Puristi della forlla: potete ricominciare a leggere.
Nel frattempo si mettono in padella le mele tagliate a dadini. Per la quantità di frolla di cui sopra servono due Gala piccole o una Golden e mezza. Da evitare le Granny e le melone rosse di Biancaneve. Le prime sono troppo acide e le seconde si spappolano miseramente. Le dosi del ripieno sono assolutamente empiriche, aggiustatele a piacere vostro: un paio di cucchiai di zucchero di canna, una bella spolverata di cannella e di zenzero in polvere, una manciata di uvetta ammollata e, se vi piacciono, un bel po' di pinoli. Lasciate sul fuoco medio rimestando spesso, finché le mele sono tenere. Da gourmet sarebbe la fiammata di brandy, ma se vanno nello zaino dei pargoli e non volete trovarvi gli assistenti sociali sull'uscio di casa evitate e, se diventa troppo asciutto, allungate con un po' di acqua tiepida.
Togliete la frolla dal frigo e stendetela più sottile che riuscite, tagliatela a dischi con un bicchiere e foderate i pirottini da muffins (serve la teglia con gli stampini, ovviamente) e metteteci dentro una bella cucchiaiata di composto. Coprite con un dischetto di pasta più piccolo, se volete fare i fighi potete sigillare i bordi con i rebbi della forchetta ma non importa, perché la pasta cresce un pochino e si sigilla da sola. Vanno cotti in forno ventilato a 180° per 15/20 minuti. In un contenitore ermetico sopravvivono una decina di giorni ma, se vengono bene, di solito finiscono prima.
Effetti collaterali: danno dipendenza.

domenica 15 settembre 2013

La pipì di Sofy

Il volo per Palma di Majorca con scalo a Ibiza è pieno come solo i charter delle vacanze possono essere. Dal mio posto corridoio constato con soddisfazione che quest'anno, finalmente, non ho il solito vecchietto prostatico seduto accanto, quindi non dovrò alzarmi ogni dieci minuti per farlo andare in bagno, il padre con figlia adolescente che lo occupa mi sembra piuttosto sonnacchioso, lei scalpita perché non può usare il cellu ma immagino si rassegnerà. La maggior parte dei posti sono occupati da ragazzi ambosessi che hanno spuntato la settimana di fine estate a Ibiza con gli amici come regalo per la maturità appena ottenuta, ragazzine in microshorts e fanciulli con le mutande sporgenti dalla cintura dei calzoni. Due gemelli sono stati accompagnati fino al controllo documenti dai genitori e dal nonno, il padre orgoglioso con la faccia di chi ricorda le sue conquiste in Riviera e la mamma apprensiva, mi raccomando, sulle isole la sera si alza il vento, ricordatevi la felpina.. Il simmamma di risposta ricorda i tentennamenti vuoti dei cagnolini che si mettevano sulla cappelliera delle auto negli ormai preistorici anni '70. L'aria condizionata non ci surgela, l'aereo sosta tranquillo prima di dar forza ai motori e portarci in vacanza, finalmente.
All'improvviso, dal posto dietro al mio, si alza un urlo acuto e penetrante:
Sofy!!!! Facciamo pipì?????
Gli occupanti delle tre file immediatamente antecedenti e successive trasecolano spaventati, l'emissaria dell'urlo si ritiene in dovere di spiegare, con lo stesso tono di voce, che Sofy deve fare pipì ma non la vuol fare perché ha paura del bagno dell'aereo, la prima volta che l'ha usato era molto piccola, perché lei ha sempre viaggiato con la figlia da quando è nata e l'ha già portata in millemila posti bellissimi, ma il rumore che ha fatto lo scarico l'ha spaventata a morte. E mentre Sofy piagnucola che non vuol fare pipì lei la prende in braccio e intorta le hostess sulla necessità assoluta di usare il bagno anche se ancora non sarebbe concesso, perché Sofy rischia di farsi pipì addosso. Ovviamente nessuno ha la faccia tosta di chiederle perché Sofy non abbia espletato il suo bisogno impellente nell'oretta e passa durante la quale abbiamo aspettato l'imbarco, nel frattempo la pargola strepita e la mamma continua a pigolare è vero che questo bagno non fa rumore? E' vero che non fa "fluushh"? Adesso Sofy fa pipì, vero Sofy che facciamo pipì?
Si da per vinta dopo dieci minuti di tentativi e solo perché il volo deve decollare, si rassegna a sedersi e a ragguagliare i compagni di viaggio, nel raggio di tre file avanti e dietro, sul fatto che Sofy non fa pipì in aereo e che a momenti se la farà addosso. La sua vicina di posto, timidamente, prova a chiederle perché non le abbia fatto indossare un pannolino, ottenendo in cambio un altro quarto d'ora di squittii sul fatto che Sofy non lo voglia più usare perché è grande, lei ci ha provato per venti munuti a metterglielo ma non c'è proprio riuscita, Sofy ha tre anni ma un bel caratterino. Il papà di Sofy siede vicino al finestrino con la fissità nello sguardo tipica dell'ottuso (cit.) e si limita ad annuire ogni qualvolta la consorte gli indirizzi contro un veroamore???? a conferma delle affermazioni che fa.
L'aereo lascia Malpensa sotto il cielo grigio e sotto le chiacchere incessanti e trapananti della mamma di Sofy, che racconta a chiunque voglia, o non voglia, ascoltarla, dei fantastici viaggi che ha già fatto, di quanto siano sempre ignoranti e maleducati gli indigeni, della meraviglia dei servizi dei grandi tour operator e tutti ci chiediamo perché non se ne sia andata alle Galapagos a tediare le tartarughe invece che tormentare noi delle due settimane low-cost, io attendo ansiosa lo spegnersi del segnale delle cinture allacciate per cacciarmi le cuffiette dellìMp3 nelle orecchie e escluderla dal mio campo uditivo. Quando finalmente riesco a farlo respiro di sollievo e mi appresto a trascorrere tranquillamente l'ora di viaggio che resta senza sentire i suoi Sofyfacciamopipì? che strilla a intervalli di tre minuti l'uno dall'altro.
Purtroppo l'ora passa troppo veloce, si riaccende il segnale di allacciare le cinture perché stiamo per atterrare su Ibiza, spengo il lettore proprio mentre lei sta implorando l'hostess di farla provare un'ultima volta a portare Sofy in bagno. Sofy, lo dice anche la signorina che il bagno non fa rumore! E' vero che non fa flushhh? Adesso Sofy facciamo pipì! Dai Sofy che altrimenti te la fai addosso!!!
Stringo i denti pensando che mi servono solo altri venti minuti di pazienza e pregando che la formula roulette con la quale abbiamo acquistato la vacanza non me l'assegni come compagna di albergo, ma la legge di Murpy è in agguato.
Su Ibiza imperversa un violento temporale, che ci fa ballare come burattini e ritarderà di parecchio l'atterraggio.
Lei racconta imperterrita di quella volta che per andare alle Mauritius sentivano i tuoni esplodere fuori dai finestrini dell'aereo e venivano sbatacchiati a destra e a manca dai vuoti d'aria, veroamore? e quello annuisce senza cambiare mai espressione, ogni tre minuti pronuncia il suo Sofyfacciamopipì?!?!?!? nonostante si sia in fase di atterraggio e non ci si possa alzare, la sua vicina di posto cerca disperatamente di cambiare argomento, tu che lavoro fai? E fa l'errore peggiore della sua vita.
La mamma di Sofy è parrucchiera, e mentre io agghiaccio pensando alle povere orecchie delle tapine che capitano sotto le sue forbici lei si lancia in una disquisizione storica sull'invenzione dello Shatush e delle sue variazioni, che lei lo sa fare come va fatto, con i codini e il pennello e il colore giusto e il tempo di posa giusto e il fissaggio e le sfumature e che peste la colga o almeno una laringite, Dio ti prego, se capita al nostro albergo falle venire una bella laringite!
Emmemaxi mi guarda, sa che a me i temporali danno ansia quando loro sono in cielo e io in terra, figuriamoci adesso che siamo alla stessa altezza... Tutto bene, amore?
Io lo guardo con una di quelle espressioni che solo lui è in grado di capire, infatti capisce.
"Me lo ha ridotto in patè d'angullia" mormora sconfortato, il mio è in mousse, rispondo io.
Nel frattempo la mamma di Sofy ha avuto un'esaltante idea, e sta martellando le hostess perché la facciano scendere un attimo a Ibiza per far fare la pipì a Sofy! Non è possibile, le dicono quelle, siamo già in ritardo e non possiamo accumularne altro! Ma lei insiste, Sofy deve proprio fare pipì altrimenti se la farà sotto! Vi prego, è una vera e propria emergenza! Il bimbo della vicina mormora che ha la nausea, e ci credo, povero piccolo, l'abbiamo tutti e non per il temporale. Ecco, vedete? Anche lui deve scendere! Scendiamo un momento e poi risaliamo subito! Sono bambini e hanno assolutamente bisogno! Nemmeno che l'aeroporto di Ibiza fosse un autogrill.
Come Dio vuole, dopo un'ora di volteggi nell'attesa che il temporale si plachi, riusciamo ad atterrare. I ragazzi di Ibiza si precipitano fuori di corsa, se fanno in fretta riescono già ad andare al Pacha questa sera, la mamma di Sofy implora le hostess che almeno la facciano scendere che Sofy fa pipì un attimo sulla pista.
Noi siamo stremati, le hostess pure, l'assistente di terra che è salita sull'aereo si rende conto della situazione e, udite udite, porta con la sua auto di servizio Sofy e la mamma al terminal per liberarsi, finalmente, degli ettolitri di pipì.
I passeggeri rimasti a bordo esalano, contemporaneamente, un enorme sospiro di sollievo.
Dopo la discesa dei vacanzieri del Pacha saremo rimasti sì e no una quarantina, tutti concentrati nei posti davanti, le hostess chiedono gentilmente se venti di noi sono disposti a spostarsi in coda per garantire un migliore bilanciamento dell'aereo.
I dodici occupanti delle file davanti e dietro a quella di Sofy e di sua madre, Sbullonati compresi, come un sol'uomo alzano la mano urlando NOI!!!!!
E i venti minuti del volo da Ibiza a Palma, nonostante il temporale che ci inseguiva, mi sono sembrati i più tranquilli della mia vita.

Morale della favola: vi hanno detto che per ottenere ciò che si vuole bisogna essere pazienti, perseveranti, volenterosi. Mentivano.
In realtà bisogna scassare i cabasisi al prossimo fino a triturarli e prenderlo per stanchezza.

giovedì 12 settembre 2013

Nuovo autunno

Le vacanze sono finite, ne parlerò presto e vi tedierò con la pubblicazione di foto modello pizza e diapositive a casa di amici.
Ma adesso concedetemi un attimo intimo di commozione.
Emmegrande ha cominciato le medie.
Carico, entusiasta, felice che speriamo che duri.
E' in classe con uno dei suoi amici del cuore, in tre giorni si è fatto nuovi amici, adora il prof di lettere e questo mi fa ben sperare in un suo prossimo interesse per la lettura e la scrittura.
Mi sembra ieri il primo giorno
del nido,
della materna,
delle elementari.
Un cucciolo che sta crescendo, che scruta quotidianamente le ascelle per controllare se spunta qualche pelo, che cavoli, i suoi amici già sono irsuti e lui è implume e imberbe come un seienne, un nuovo interesse per le ragazze, quelle delle medie non sono gnegne come quelle delle elementari.
La tracotanza con cui scende di macchina non davanti alla scuola, giammai, ma davanti al supermercato dove si da appuntamento con due amici per andare insieme.
La telefonata dal suo nuovo - vecchio - cellulare con la quale mi avverte che mi aspetta davanti al chiosco con i soliti due soci.
Il tempo perso al mattino davanti all'armadio aperto, cosa mi metto oggi, che a volte penso che abbia bisogno di una consulenza con Enzo Miccio e Carla Gozzi, ma poi mi esce fuori gagarino e agghiaccio al solo pensiero.
Cresce, cavoli se cresce.
MA DA QUI A DIVENTARE ADULTO CE NE VUOLE!!!!
Quindi qualcuno lo avverta che se non la smette con quell'aria da uomo vissuto quando si rivolge a me gli spacco il muso.
Eccheccacchio.